Testo introduttivo tematico

DESIGN UNDER ATTACK:
POLITICS, VALUES AND RESPONSIBILITY PRINCIPLES

Nel corso degli ultimi decenni, al design – e in particolare al design della comunicazione visiva – è stato spesso riconosciuto il ruolo di agente culturale e sociale capace di promuovere valori come inclusività, sostenibilità, giustizia, partecipazione e democrazia (Anceschi, 1984; Kotler, 2020; Manzini, 2015; Papanek, 1971). Le riflessioni sul design attivista hanno posto al centro la necessità di rispondere ai bisogni reali delle persone, promuovendo una progettazione orientata al bene comune e alla responsabilità sociale. In tempi più recenti, studiosi e designer hanno tracciato una genealogia e una fenomenologia dell’attivismo progettuale, individuando strategie, strumenti e limiti del design come forma di intervento politico in un contesto segnato da derive autoritarie, crisi ecologiche, polarizzazione ideologica, populismo e disinformazione (Julier, 2013; Bieling, 2019; Fuad-Luke, 2009).

Tuttavia, se da un lato il progetto di comunicazione visiva ha mostrato un grande potenziale nel generare consapevolezza, influenzare l’opinione pubblica e attivare forme di partecipazione (Baule, 2015; Bichler & Beier, 2016), dall’altro tali valori sono sempre più minacciati da forze politiche, economiche e mediatiche che mirano alla deresponsabilizzazione collettiva e alla regressione dei diritti civili, ambientali e sociali.

In questo scenario di “emergenza permanente” (Piscitelli, 2019) – ambientale, sociale, informativa, democratica – la riflessione sul design come strumento critico e agente di trasformazione diventa più che mai urgente. Mai come oggi siamo testimoni di un vero e proprio “attacco al design”, al suo ruolo di dispositivo progettuale fondato su azioni trasformative, portatore di ideologie e attivatore di consapevolezze responsabilizzanti. Nasce da qui la necessità di denunciare e potenziare la riconfigurazione dello statuto epistemico, etico e operativo del design della comunicazione, provando a chiedersi come possa il design rispondere oggi a un contesto che sovverte i suoi presupposti etici e politici, e, nello specifico, se il progetto comunicativo possa esimersi dal prendere posizione rispetto ad un panorama globale segnato da disuguaglianze crescenti, crisi migratorie, regressioni dei diritti civili, catastrofi climatiche e guerra dell’informazione.

Il numero 42 di Progetto Grafico invita designer, teorici, ricercatori e attivisti a riflettere sul design della comunicazione visiva come forma di militanza, atto di resistenza, strumento di informazione critica e dispositivo di costruzione di immaginari alternativi, ad analizzare e ipotizzare nuove o potenziate forme di espressione che ne amplifichino la capacità di operare come vero e proprio agente di rottura dei codici dominanti e veicolo di nuove visioni per il futuro, ma anche ad ampliare lo sguardo alle condizioni di possibilità e ai contesti sistemici in cui il progetto prende forma. Non si chiede quindi solo di analizzare strumenti, linguaggi e messaggi, ma anche di interrogare le forme organizzative, le piattaforme istituzionali, le strutture del lavoro progettuale e le opportunità (o disuguaglianze) partecipative che condizionano l’azione del designer come agente sociale, chiedendosi quali sistemi oggi ostacolano e spesso negano l’accesso a spazi di azione progettuale, definendo dogmaticamente chi è legittimato a partecipare, e chi viene escluso.

Al centro del dibattito c’è dunque l’urgenza di definire una responsabilità etica plurale, sistemica e partecipata, capace di declinarsi in base ai contesti, di abbandonare pretese universalistiche e di confrontarsi con le ricadute concrete delle pratiche progettuali, nelle loro diverse declinazioni. L’azione progettuale ha, per sua natura, la possibilità di superare derive autoreferenziali e di rispondere con senso critico e pragmatico alla complessità del mondo contemporaneo. In questa prospettiva, le etiche del progetto diventano strumenti operativi, strumenti di lettura e d’intervento, attivabili attraverso la collaborazione tra ambiti diversi del design, incluso – e non solo – quello della comunicazione visiva.

 

Authors are encouraged to consider the following references as starting points for their proposals:
Anceschi, G. (Ed.) (1984). Prima Biennale della Grafica. Propaganda e cultura: indagine sul manifesto di pubblica utilità dagli anni Settanta ad oggi. Arnaldo Mondadori Editore.
Baule, G. (2015). “C’è design e design. A proposito di design critico”, in V. Bucchetti (Ed.), Design e dimensione di genere. FrancoAngeli.
Bichler, K. & Beier, S. (2016). Graphic Design for the Real World? Visual Communication’s Potential in Design Activism and Design for Social Change. Artifact, 3(4), 11.1–11.10.
Bieling, T. (2019). Design (&) Activism. Perspectives on Design as Activism and Activism. Design Mimesis International.
Fabris, A. (2006). Etica della comunicazione. Carocci.
Fuad-Luke, A. (2009). Design Activism. Beautiful Strangeness for a Sustainable World. Earthscan.
Kotler, P. & Sarkar, C. (2018). Brand Activism: from Purpose to Action. Idea Bite Press.
Julier, G. (2013). From Design Culture to Design Activism. Design and Culture, 5(2), 215–236.
Manzini, E. (2015). Design, When Everybody Designs: An Introduction to Design for Social Innovation. MIT Press.
Papanek, V. (1971). Design for the Real World: Human Ecology and Social Change. Pantheon Books.
Piscitelli, D. (2019). First Things First. Comunicare le emergenze. ListLab.