Scripta volant. Codes manent
Le ragioni di una ricerca
DOI:
https://doi.org/10.82068/pgjournal.2025.22.41.03Parole chiave:
Paradigmi della Scrittura/Lettura, Epifania della Parola, Oralità e Lingue Tribali, Scritture come Paesaggi Visivi, Conoscenza Post-AntropocentricaAbstract
Il contributo inanella le ragioni che costituiscono la base di un filone di studi da tempo all’attenzione dell’unità "Visual Communication Research Lab": la tradizione del nuovo, del più ampio Gruppo di ricerca SIDE della Vanvitelli. Una ricerca aperta e in divenire ma che ci sembra potesse essere argomento di riflessione condivisa utile a inaugurare questa nuova direzione di Progetto grafico Journal. Il contributo prova quindi a costruire e a sintetizzare una base teorica attraverso la quale innestare riflessioni sulla scrittura lineare tipografica, sul suo destino, sulle sue trasformazioni negli ambienti digitali, sulle influenze derivate dai mondi dell’arte e delle sperimentazioni cyber, nonché sui suoi possibili sviluppi. Un argomento complesso che però ci sembra centrale nel dibattito contemporaneo, anche se inavvertito nella sua genesi interdisciplinare. Non è una analisi sulla ‘visualità della scrittura’ di tipo semiologico.
I presupposti di questa ricerca partono dall’assumere come dato di fatto quanto e come, a prescindere da nostalgiche radicalità e convinzioni personali, il digitale abbia modificato profondamente il rapporto con la letteratura: il testo scritto, nella sua configurazione alfabetica e occidentale ha perso la sua egemonia quale strumento di accesso alla conoscenza laddove la Gen Z e le altre che seguiranno si formano in ambienti sintetici e immersivi che, abbandonata la linearità del rigo tipografico, si presentano come sistemi ibridi nei quali le scritture – scritto-grafiche, mobili, dinamiche e interattive – costituiscono e rendono disponibili giacimenti di informazioni in continua collisione e riconfigurazione di sé.
Ambienti magmatici nei quali testi alfabetici, segni, simbologie, codici, immagini, frame, si pongono come delle nuove realtà oggettuali, mitologiche, e rappresentano non tanto un contenuto in sé quanto piuttosto, nodi di relazioni in un ecosistema di pensiero interconnesso. Sono chiavi utili ad aprire a mondi della conoscenza che, abbandonata la forma codex del libro, abitano sistemi di scritture non necessariamente alfabetiche e che, per poter essere indagate, dominate o configurate, necessitano di nuove forme di progettazione ma anche di educazione all’apprendimento.
Una base teorica, non esaustiva, apparentemente lontana dalla dimensione del progetto grafico, che si ipotizza invece utile per chi si occupa di progettazione e di formazione: per domandarsi cosa significhi approcciare a modalità di scritture lontane dalle forme codicologiche del libro stampato o della sua riproposizione in forma digitale; per affinare strumenti di accesso ai contenuti in modalità inedite di didattica; per educare il pensiero a strutture pluridimensionali di formalizzazione del sapere e, quindi, indirizzarsi verso approcci alla conoscenza che, abbandonate le forme lineari e paratattiche del novecento, aprano a percorsi euristici, multimodali, sperimentali e immersivi che, nel loro essere tutti ancora da codificare, lasciano immaginare nuovi spazi epistemologici.
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