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  • Cover PGJ41 di Mauro Bubbico

    Writings of Complexity. Rethinking the Codex Form
    N. 41 (2025)

    Il numero 41 di Progetto Grafico rappresenta l’avvio di una nuova fase editoriale con una nuova direzione, un rinnovato comitato scientifico ed un comitato editoriale composto da molti giovani ricercatori, nella direzione di un Journal Scientifico di caratura interdisciplinare ed internazionale. A esito di una “Call for Topic” rivolta ai componenti del nuovo comitato scientifico, il volume affronta il tema "Writings of Complexity: Rethinking the Codex Form", interrogando la trasformazione radicale dei sistemi di scrittura e trasmissione della conoscenza nell'era digitale.

    I contributi selezionati esplorano le modalità con cui le tecnologie digitali e le infrastrutture dell'informazione, negli ultimi anni, hanno messo in discussione il paradigma della scrittura alfabetica lineare, storicamente dominante nell'articolazione del sapere occidentale, aprendo spazi a linguaggi ibridi, multimodali e sinsemici che coesistono, si stratificano e generano nuove modalità di organizzazione della conoscenza. La questione centrale riguarda l'abbandono della linearità della scrittura tradizionale e l'emergere di codici comunicativi che integrano testo, immagine, suono, movimento e interazione in sistemi espressivi simultanei. Il volume documenta come questa transizione non rappresenti semplicemente un cambiamento tecnologico, ma una trasformazione epistemologica che ridefinisce i modi in cui il pensiero viene strutturato, trasmesso e accessibile.

    Nella sezione “Ricercare” contributi di: Daniela Piscitelli; Annunziato Mazzaferro; Giacomo Boffo; Giulia Cordin & Eva Leitolf; Aureliano Capri; Dario Rodighiero; Matteo Moretti & Alvise Mattozzi; Walter Quaggiotto; Michela Mattei, Marzi Micelisopo, Chiara Scarpitti e Paola Antima Tucillo; Roberta Angari, Santiago Ortiz & Antonella Rosmino; Francesco Burlando, Boyu Chen & Niccolò Casiddu; Laura Bortoloni & Davide Turrini; Giulia Panadisi; Veronica Dal Buono; Elena Caratti, Dina Riccò, Sara Bianchi & Giulia Martimucci. Nella sezione “Visualizzare” contributi di: Steven Geofrey & Paolo Ciuccarelli; Fabiana Candida. Nella sezione “Scoprire” contributi di: Simone Giancaspero; Andrea Lancia.

  • Cover PGJ42 di Caterina Servadio

    Design Under Attack. Politics, Values and Responsibility Principles
    N. 42 (2026)

    Il numero 42 di Progetto Grafico viene pubblicato in un momento storico e in un contesto geopolitico segnato da numerosi conflitti internazionali e da una condizione di grande instabilità politica, sociale ed economica, in cui principi etici quali la democrazia, la sovranità dei popoli, l'inclusività, l'uguaglianza, la tolleranza e la sostenibilità sono messi fortemente in discussione. In questo scenario, il design della comunicazione, nelle sue funzioni di traduttore di contenuti, dispositivo per l'accesso alla conoscenza, veicolo di informazione e mezzo persuasivo, si trova investito di nuove responsabilità e di grandi antinomie: essere strumentale alle nuove strategie politiche, asservendole, o perseguire i principi etici legati al progresso e al bene comune che l'hanno ispirato per molti decenni. A partire da un topic proposto a due voci da Valeria Bucchetti e Gianni Sinni, il volume affronta il tema Design Under Attack. Politics, Values and Responsibility Principles, interrogando il ruolo e lo statuto epistemico, etico e operativo del design della comunicazione di fronte a un contesto globale segnato da disuguaglianze crescenti, crisi migratorie, regressioni dei diritti civili, catastrofi climatiche e guerra dell'informazione.

    I contributi selezionati esplorano le modalità con cui il design della comunicazione visiva può configurarsi come forma di militanza, atto di resistenza, strumento di informazione critica e dispositivo di costruzione di immaginari alternativi. La questione centrale riguarda la non neutralità della disciplina rispetto alle condizioni di contesto in cui opera, e la necessità di una ferma presa di posizione rispetto alle questioni etiche fondative delle democrazie più evolute. Il volume documenta come il design della comunicazione si configuri come pratica intrinsecamente politica, capace tanto di asservire le logiche di potere, controllo e manipolazione, quanto di operare come agente di rottura dei codici dominanti e veicolo di nuove visioni per il futuro, restituendo alla figura del designer una condizione di iperresponsabilità nel gestire forme e contenuti della comunicazione contemporanea.

    Nella sezione «Inquadrare», il contributo di Valeria Bucchetti & Gianni Sinni sviluppa una profonda riflessione teorico-critica sul design della comunicazione come pratica intrinsecamente politica, problematizzando, senza ipocrisie, la retorica del design for good e la complicità del progetto nelle logiche di potere nello scenario della platform society e dell'espansione dell'intelligenza artificiale.

    Nella sezione «Ricercare», la potenzialità manipolatoria del design della comunicazione finalizzata alla creazione di consenso accomuna i contributi di Jim Pieretti, che verifica sperimentalmente in che misura il progetto grafico applicato alla stampa politica possa influire sulla formazione dell'opinione pubblica, Lucia Lamacchia, che analizza i dispositivi di costruzione dello sguardo contemporaneo in una prospettiva interdisciplinare tra design, storia dell'arte, filosofia e antropologia, e Raissa D'Uffizi, che propone una tassonomia critica del progetto grafico delle copertine de La Rivista Illustrata del Popolo d'Italia (1923–1943) come strumento di costruzione del consenso fascista. Le azioni di contrasto e resistenza attraverso il design sono invece al centro dei contributi di Alessio Caccamo, Alessandra Carrubba, Mirko Bonfiglio & Caterina Vettraino, che elaborano il concetto di disobbedienza semiotica come atto civico e progettuale, attraverso la rimediazione dal basso di artefatti capaci di eludere la censura algoritmica, Clorinda Sissi Galasso & Anna Contro, che propongono il design come atto di resistenza mnestica capace di contrastare l'erosione del ricordo nelle società contemporanee, Francesco E. Guida, Enrico Isidori & Claudia Tranti, che presentano gli esiti di laboratori didattici al Politecnico di Milano fondati su un approccio antidisciplinare come forma di resistenza epistemica, e Irene Fiesoli, Denise de Spirito, Eleonora D'Ascenzi & Gabriele Pontillo, che indagano open design e pedagogie critiche queer-informed come dispositivi di attivazione sociale e trasformazione culturale. Il rapporto tra design della comunicazione e spazio accomuna infine i contributi di Teresa Pedretti, Pietro V. Ambrosini & Letizia Bollini, che leggono la trasformazione urbana partecipativa come arena in cui il design può assumere un ruolo etico e radicale alternativo alle logiche neoliberiste, Diletta Damiano, che interpreta il design come pratica agonistica volta a rendere visibili i conflitti dello spazio pubblico, verificata attraverso sperimentazioni di mappatura collettiva, e Carlotta Belluzzi Mus & Gaia Casaldi, che si concentrano sull'istituzione museale come spazio permeabile alle dinamiche di potere e sul ruolo del design nella costruzione di contro-narrazioni.

    Nella sezione «Visualizzare», il contributo di Luciano Perondi, Tommaso Guariento & Giampiero Dalai presenta e visualizza sistematicamente diversi modelli di reti cooperative tra designer, esplorando strutture professionali capaci di garantire redditi stabili e maggiore tutela dei diritti. Segue il contributo visivo di William Graziani, estratto dalla sua ricerca di tesi magistrale, sul code-switching come pratica adattiva comunemente adottata da comunità minoritarie e queer in un mondo profondamente iniquo.

    Nella sezione «Scoprire», vengono recensiti due testi strettamente connessi al tema del numero: Post-digital Print. La mutazione dell'editoria dal 1894 di Alessandro Ludovico, recensione di Alessandra Clemente, sull'editoria analogica come forma di resistenza capace di dialogare con il contesto digitale; e On Design, Feminism, and Friendship di Briar Levit, recensione di Monica Pastore, sull'intersezione tra graphic design e femminismo come atto di militanza politica e sociale urgente.