Anemoia: memorie del futuro

Temporalità sintetiche e cultura visuale generativa

Autori

  • Michela Musto Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" image/svg+xml Author

DOI:

https://doi.org/10.82068/pgjournal.2026.23.43.11

Parole chiave:

Cultura Visuale Generativa, Temporalità Sintetiche, Estetiche AI, Memoria Computazionale, Anemoia

Abstract

Perché molte immagini generate artificialmente appaiono immediatamente riconoscibili pur non rimandando a nessun riferimento storico preciso? Questa apparente familiarità costituisce uno degli effetti più significativi della cultura visuale generativa contemporanea e solleva interrogativi sulle modalità attraverso cui i sistemi di intelligenza artificiale riorganizzano la memoria del graphic design. A partire dall'analisi comparativa di immagini generate da differenti sistemi text-to-image attraverso prompt semanticamente neutri, il paper osserva la ricorrenza spontanea di grammatiche visive eterogenee riconducibili a precisi momenti della storia del graphic design. Ciò che emerge è come la produzione sintetica contemporanea risulti condizionata dai dataset di addestramento, nei quali sono incorporate gerarchie culturali implicite e processi selettivi non neutrali. L'analisi adotta una metodologia di critical visual mapping applicata a tre domini della produzione grafica generativa: layout editoriale, interfaccia digitale e brand identity. Questi ambiti sono trattati come superfici di iscrizione visiva su cui si rendono osservabili, e dunque analiticamente tracciabili, le persistenze grafiche prodotte dalla ricombinazione algoritmica. Il contributo propone una trasposizione critica del concetto di anemoia, ossia la nostalgia verso tempi mai esperiti, nel campo dei media studies, come strumento per descrivere la condizione percettiva prodotta dalla sintesi algoritmica. Ne consegue che le immagini generate attraverso la ricombinazione di repertori iconografici del passato appaiono familiari pur non essendo immediatamente riconducibili a riferimenti storici specifici. Ne deriva un'estetica della familiarità senza origine, nella quale il futuro dell'immagine si costruisce attraverso la trasformazione di memorie visive che rimangono attive pur non essendo localizzabili. Questa condizione viene inscritta entro una più ampia riflessione hauntologica. Riprendendo la nozione di slow cancellation of the future proposta da Mark Fisher, il contributo sostiene che la sintesi algoritmica riattivi forme grafiche già culturalmente sedimentate, contribuendo alla reiterazione di immaginari esistenti piuttosto che all'emersione di orizzonti visivi inediti.

Biografia autore

  • Michela Musto, Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli"

    Michela Musto è architetta, designer e ricercatrice. Dottoressa di ricerca presso l'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli", svolge attività di ricerca sui rapporti tra cultura visuale, intelligenza artificiale, design computazionale e fashion technologies.

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Pubblicato

01-10-2026