Il processo inverso

Conoscenza incarnata, estetica algoritmica e formazione critica nel design dell'era dell'IA

Autori

  • Jacopo Battisti Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" image/svg+xml Author
  • Filippo Maria Disperati Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" image/svg+xml Author
  • Maria Antonia Salomè Università degli Studi di Firenze image/svg+xml Author

DOI:

https://doi.org/10.82068/pgjournal.2026.23.43.12

Parole chiave:

Algorithmic Aesthetics, Inverse Design process, Situated Knowledge, Embodied Cognition, Design Education

Abstract

Il contributo analizza la trasformazione epistemologica del processo creativo e progettuale nel passaggio dall'analogico al digitale fino all'intelligenza artificiale generativa, con particolare attenzione al rapporto tra materialità della conoscenza e immaterialità dei processi algoritmici. Se la pratica tradizionale fondava la produzione di senso su una sequenza progressiva di azioni — un legame diretto e incorporato tra gesto, tecnica e supporto (Sennett, 2008; Adamson, 2007) — l'IA introduce una logica strutturalmente differente, che la ricerca definisce processo inverso: il designer non costruisce la forma a partire dall'intenzione, ma riceve un output già formato e deve risalirne a ritroso la coerenza logica, estetica ed etica. Questa inversione trasforma la natura stessa della competenza progettuale, da costruttiva a curatoriale. Sul piano estetico, i modelli generativi tendono a produrre un pastiche algoritmico — una ricombinazione di elementi preesistenti strutturalmente analoga al pastiche postmoderno teorizzato da Jameson (1991), ma determinata statisticamente dalla massa dei dati di training anziché da una scelta autoriale consapevole (Manovich, 2019; Somaini, 2023). Ne derivano estetiche uniformate e preconfigurate che la ricerca interroga criticamente: rispondono a un desiderio autentico del progettista o sono una condizione accettata perché favorita dagli strumenti algoritmici? A fronte di questa doppia trasformazione — del processo e dell'estetica — il contributo propone un modello di formazione critica fondato su tre componenti: i Limited Knowledge Models (LKM), modelli addestrati su saperi situati e contestuali (Haraway, 1988) capaci di preservare know-how locali in alternativa ai grandi modelli universali; la pedagogia dei vincoli, intesa come recupero del limite materiale quale dispositivo cognitivo che riattiva la dimensione incarnata del fare; e la figura del designer-curatore, profilo che privilegia l'ars interrogandi sulla delega algoritmica, mantenendo la responsabilità etica sul processo. Attraverso una revisione della letteratura e la mappatura di casi studio, la ricerca documenta come queste componenti possano integrarsi in un modello pedagogico ibrido capace di formare designer consapevoli delle logiche algoritmiche senza rinunciare alla profondità critica che la cultura del progetto ha storicamente prodotto.

 

Biografie autore

  • Jacopo Battisti, Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli"

    Jacopo Battisti è docente associato presso l'Istituto Marangoni e dottorando presso l'Università della Campania "Luigi Vanvitelli" nell'ambito del Programma di Dottorato di Ricerca di Interesse Nazionale in Design per il Made in Italy, assegnato all'Università di Firenze. La sua ricerca verte sulla rivalutazione delle arti tessili come strumento per ripensare il concetto di prosperità all'interno del sistema della moda. Attraverso il suo lavoro, esplora come le pratiche di produzione tessile possano generare forme di valore relazionale, contribuendo a modelli economici e culturali fondati sulla sostenibilità, sul bene comune e sulla cura dei territori locali.

  • Filippo Maria Disperati, Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli"

    Filippo Maria Disperati ha conseguito un Dottorato di Ricerca di Interesse Nazionale in Design per il Made in Italy: Identità, Innovazione e Sostenibilità presso l'Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Ha inoltre conseguito una laurea magistrale in Arti Visive e Moda presso l'Università Iuav di Venezia. La sua attività di ricerca si concentra sull'art direction e sulla comunicazione digitale per la moda. Il suo percorso di ricerca ha incluso un periodo di visiting presso The New School – Parsons Paris (2024). È inoltre co-fondatore di FARMA 282, piattaforma di matchmaking professionale dedicata al settore della moda.

  • Maria Antonia Salomè, Università degli Studi di Firenze

    Maria Antonia Salomè ha conseguito il dottorato in Design presso l'Università di Firenze, nell'ambito del programma "Sostenibilità e innovazione per l'ambiente costruito e il design del sistema prodotto" (con borsa di studio finanziata dal programma NextGenerationEU e incentrata su "Strategie di ecodesign per il sistema moda", 2023-2025); la sua ricerca si concentra sui rifiuti tessili pre-consumo, sul taglio dei modelli a zero sprechi (zero-waste pattern cutting) e sulla moda circolare. Il suo percorso di ricerca basato sulla pratica (practice-based research) include un periodo di visiting presso la Swedish School of Textiles (Università di Borås, 2024) e l'assegnazione di una borsa di mobilità individuale Creative Europe per il progetto REWEAVE (autunno 2026); possiede inoltre una formazione sartoriale e competenze nella modellistica Haute Couture, supportate da un Master in Arti Visive e Moda (2016) conseguito presso l'Università Iuav di Venezia e da una laurea in Fashion Design (2013) ottenuta presso l'Università della Campania "Luigi Vanvitelli".

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Pubblicato

01-10-2026