Sulla rivista

PROGETTO GRAFICO è la storica testata pubblicata dal 2003 da AIAP, l'Associazione italiana design della comunicazione visiva. È una rivista scientifica semestrale, classificata in fascia A negli elenchi ANVUR per l’area del design.
A partire dal 2025, con il numero 41, si è inaugurata una nuova fase editoriale, caratterizzata da un progetto rinnovato che risponde alle esigenze emergenti della comunità scientifica nazionale e internazionale nel campo del design della comunicazione.

Avvisi

Open Call for Contribution

02-04-2026

Call for Contribution • issue 43 2026
BACK THEN IS BACK NOW
DESIGN HISTORY AND EDUCATION IN THE AGE OF AI

È aperta la call for contributions per il numero 43 di Progetto Grafico Journal, dedicato al rapporto tra storia del design, formazione e intelligenza artificiale generativa.

Il numero invita a una riflessione critica su come la conoscenza dei processi storici del progetto grafico — e delle pratiche artigianali che ne strutturano la produzione — possa contribuire a ridefinire agency, autorialità e responsabilità del designer nell'era dell'IA.

I contributi possono essere presentati nelle seguenti sezioni: Ricercare (saggi scientifici), Visualizzare (artefatti comunicativi), Scoprire (recensioni), Divagare (saggi fuori tema).

Scadenze principali

  • Invio proposte di volumi da recensire: 20 aprile 2026
  • Invio contributi: 1 giugno 2026
  • Notifica accettazione: 28 giugno 2026
  • Versione finale: 15 luglio 2026
  • Pubblicazione: settembre 2026

Le proposte devono essere caricate sulla piattaforma ojs

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Ultimo numero

N. 42 (2026): Design Under Attack. Politics, Values and Responsibility Principles
Cover PGJ42 di Caterina Servadio

Il numero 42 di Progetto Grafico viene pubblicato in un momento storico e in un contesto geopolitico segnato da numerosi conflitti internazionali e da una condizione di grande instabilità politica, sociale ed economica, in cui principi etici quali la democrazia, la sovranità dei popoli, l'inclusività, l'uguaglianza, la tolleranza e la sostenibilità sono messi fortemente in discussione. In questo scenario, il design della comunicazione, nelle sue funzioni di traduttore di contenuti, dispositivo per l'accesso alla conoscenza, veicolo di informazione e mezzo persuasivo, si trova investito di nuove responsabilità e di grandi antinomie: essere strumentale alle nuove strategie politiche, asservendole, o perseguire i principi etici legati al progresso e al bene comune che l'hanno ispirato per molti decenni. A partire da un topic proposto a due voci da Valeria Bucchetti e Gianni Sinni, il volume affronta il tema Design Under Attack. Politics, Values and Responsibility Principles, interrogando il ruolo e lo statuto epistemico, etico e operativo del design della comunicazione di fronte a un contesto globale segnato da disuguaglianze crescenti, crisi migratorie, regressioni dei diritti civili, catastrofi climatiche e guerra dell'informazione.

I contributi selezionati esplorano le modalità con cui il design della comunicazione visiva può configurarsi come forma di militanza, atto di resistenza, strumento di informazione critica e dispositivo di costruzione di immaginari alternativi. La questione centrale riguarda la non neutralità della disciplina rispetto alle condizioni di contesto in cui opera, e la necessità di una ferma presa di posizione rispetto alle questioni etiche fondative delle democrazie più evolute. Il volume documenta come il design della comunicazione si configuri come pratica intrinsecamente politica, capace tanto di asservire le logiche di potere, controllo e manipolazione, quanto di operare come agente di rottura dei codici dominanti e veicolo di nuove visioni per il futuro, restituendo alla figura del designer una condizione di iperresponsabilità nel gestire forme e contenuti della comunicazione contemporanea.

Nella sezione «Inquadrare», il contributo di Valeria Bucchetti & Gianni Sinni sviluppa una profonda riflessione teorico-critica sul design della comunicazione come pratica intrinsecamente politica, problematizzando, senza ipocrisie, la retorica del design for good e la complicità del progetto nelle logiche di potere nello scenario della platform society e dell'espansione dell'intelligenza artificiale.

Nella sezione «Ricercare», la potenzialità manipolatoria del design della comunicazione finalizzata alla creazione di consenso accomuna i contributi di Jim Pieretti, che verifica sperimentalmente in che misura il progetto grafico applicato alla stampa politica possa influire sulla formazione dell'opinione pubblica, Lucia Lamacchia, che analizza i dispositivi di costruzione dello sguardo contemporaneo in una prospettiva interdisciplinare tra design, storia dell'arte, filosofia e antropologia, e Raissa D'Uffizi, che propone una tassonomia critica del progetto grafico delle copertine de La Rivista Illustrata del Popolo d'Italia (1923–1943) come strumento di costruzione del consenso fascista. Le azioni di contrasto e resistenza attraverso il design sono invece al centro dei contributi di Alessio Caccamo, Alessandra Carrubba, Mirko Bonfiglio & Caterina Vettraino, che elaborano il concetto di disobbedienza semiotica come atto civico e progettuale, attraverso la rimediazione dal basso di artefatti capaci di eludere la censura algoritmica, Clorinda Sissi Galasso & Anna Contro, che propongono il design come atto di resistenza mnestica capace di contrastare l'erosione del ricordo nelle società contemporanee, Francesco E. Guida, Enrico Isidori & Claudia Tranti, che presentano gli esiti di laboratori didattici al Politecnico di Milano fondati su un approccio antidisciplinare come forma di resistenza epistemica, e Irene Fiesoli, Denise de Spirito, Eleonora D'Ascenzi & Gabriele Pontillo, che indagano open design e pedagogie critiche queer-informed come dispositivi di attivazione sociale e trasformazione culturale. Il rapporto tra design della comunicazione e spazio accomuna infine i contributi di Teresa Pedretti, Pietro V. Ambrosini & Letizia Bollini, che leggono la trasformazione urbana partecipativa come arena in cui il design può assumere un ruolo etico e radicale alternativo alle logiche neoliberiste, Diletta Damiano, che interpreta il design come pratica agonistica volta a rendere visibili i conflitti dello spazio pubblico, verificata attraverso sperimentazioni di mappatura collettiva, e Carlotta Belluzzi Mus & Gaia Casaldi, che si concentrano sull'istituzione museale come spazio permeabile alle dinamiche di potere e sul ruolo del design nella costruzione di contro-narrazioni.

Nella sezione «Visualizzare», il contributo di Luciano Perondi, Tommaso Guariento & Giampiero Dalai presenta e visualizza sistematicamente diversi modelli di reti cooperative tra designer, esplorando strutture professionali capaci di garantire redditi stabili e maggiore tutela dei diritti. Segue il contributo visivo di William Graziani, estratto dalla sua ricerca di tesi magistrale, sul code-switching come pratica adattiva comunemente adottata da comunità minoritarie e queer in un mondo profondamente iniquo.

Nella sezione «Scoprire», vengono recensiti due testi strettamente connessi al tema del numero: Post-digital Print. La mutazione dell'editoria dal 1894 di Alessandro Ludovico, recensione di Alessandra Clemente, sull'editoria analogica come forma di resistenza capace di dialogare con il contesto digitale; e On Design, Feminism, and Friendship di Briar Levit, recensione di Monica Pastore, sull'intersezione tra graphic design e femminismo come atto di militanza politica e sociale urgente.

Pubblicato: 01-05-2026

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